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Torture a Licata: invalido picchiato dopo aver denunciato tutto ai carabinieri

Cronaca

Torture a Licata: invalido picchiato dopo aver denunciato tutto ai carabinieri

Emergono ancora nuovi sconvolgenti particolari

Forti con i deboli. Emergono ancora nuovi sconvolgenti particolari dall’inchiesta che ha portato al fermo di tre licatesi ritenuti responsabili di torture nei confronti di altrettanti individui in condizione di minorata difesa e per questo invalidi civili. Le vittime, spaventate e intimidite, hanno deciso di rompere il muro del silenzio e denunciare tutto ai carabinieri con non poche difficoltà dovute al timore di poter subire ritorsioni. Ritorsioni che puntualmente si sono verificate ai danni di uno degli invalidi che, appena due giorni prima, aveva denunciato i suoi aguzzini. Il 21 gennaio 2021, infatti, una delle vittime che aveva deciso di parlare con i carabinieri viene aggredita da più persone che allo stato sono ignote. I militari dell’Arma, coordinati dalla Procura di Agrigento, sono a lavoro per dare nomi e cognomi ai responsabili.

Indagini che proseguono anche per individuare altri soggetti (molti sarebbero minorenni) che, insieme ai tre già finiti in carcere, avrebbero partecipato alle vessazioni nei confronti dei tre invalidi, postando peraltro poi tutto sui social network e intasando le chat di whatsapp. Come, ad esempio, lo scorso 15 gennaio quando una delle vittime fu trascinata, legata con nastro adesivo in un vicolo di via Mazzini e picchiata con calci e pugni mentre altri riprendevano con un cellulare la scena poi puntualmente postata da uno dei tre indagati sul proprio profilo Facebook con tanto di faccina sorridente e la didascalia: “Imballaggio Bartolini, consegnamo pacchi in tutta Italia. Per info contattatemi”.

Indicativa ai fini di comprendere il contesto in cui è maturata l’attività di indagine è la circostanza che riguarda una delle vittime, cognato acquisito di uno dei genitori degli indagati. Quando quest’ultimo ha saputo della denuncia sporta nei confronti del figlio chiama il cognato insieme alla sorella intimandogli di andare a ritirare la querela altrimenti se la sarebbe dovuta vedere con lui. Sono in tutto nove i video acquisiti dai carabinieri della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Francesco Lucarelli nonostante il tentativo da parte di uno degli indagati di cancellare le prove.

Intanto la notizia ha fatto il giro d’Italia e arrivano così le prime reazioni anche in considerazione di quanto emerso dalla conferenza stampa tenuta dal colonnello Vittorio Stingo e dal capitano Francesco Lucarelli dove è stato chiaramente detto che “in caserma sui fatti non è arrivata neanche una telefonata anonima per denunciare i fatti”. Il Prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa, ha dichiarato: “I carabinieri hanno fatto un lavoro eccezionale, in un contesto difficile e sono riusciti ad assicurare alla giustizia gli autori di comportamenti spregevoli. Alla vigilia della giornata della Shoah, fatti come quelli verificatisi a Licata ci ricordano che l’intolleranza, la mancanza di rispetto nei confronti del diverso sono ancora attuali e purtroppo presenti nella nostra comunità. E’ stato un lavoro egregio, ma anche complesso – ha aggiunto il prefetto di Agrigento – perche’ dai video si vedevano le violenze, ma non gli autori. Con questa operazione e’ stata tagliata alla radice l’erba malefica della prevaricazione del piu’ forte.”

Fonte: Grandangolo Agringento

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