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LICATA – «Sicilia fragile, tra clima estremo e territori abbandonati: la pioggia corre veloce, ma la burocrazia resta ferma». È questo l’urlo d’allarme lanciato dall’onorevole Angelo Cambiano, che torna a puntare i riflettori sulla drammatica situazione del fiume Salso e sul rischio idrogeologico che minaccia l’intera isola.
Qualche mese fa ho presentato un’interrogazione urgente all’Assemblea Regionale Siciliana per denunciare lo stato pietoso del letto del fiume Salso nel territorio di Licata. In molti punti, il corso naturale appare letteralmente soffocato da sedimenti, vegetazione selvaggia e ostruzioni, comprese paratie in cemento che ne riducono pericolosamente la sezione idraulica. «Da allora, il vuoto. Nonostante l’urgenza, il Governo regionale non ha ancora fornito risposte. La lentezza della burocrazia si scontra brutalmente con la paura di chi vive e lavora su questi territori», attacca Cambiano.
I cambiamenti climatici stanno imprimendo una drammatica accelerazione al verificarsi di eventi meteorologici estremi, aumentando in modo esponenziale il rischio idraulico e idrogeologico in Sicilia. Piogge intense e concentrate, frane, allagamenti ed esondazioni stanno diventando una costante, con danni ingenti al territorio, alle infrastrutture pubbliche, alle attività produttive e alle abitazioni private.
Alla luce di questi eventi, l’interrogazione presentata lo scorso novembre da Cambiano appare di un’attualità disarmante. L’esondazione del fiume Salso del 19 ottobre 2024 nella piana di Licata aveva già messo in evidenza la vulnerabilità idraulica del territorio, ma i recenti fenomeni – le piogge eccezionali, il passaggio del ciclone Harry – hanno lanciato un nuovo allarme su quanto sia urgente intervenire per prevenire futuri disastri.
«Non siamo di fronte a eventi isolati o imprevedibili – sottolinea Cambiano – ma al risultato di anni di mancata manutenzione e di assenza di una strategia seria di prevenzione. Quanto accaduto nei giorni scorsi, conferma che il problema non può più essere ignorato».
Nell’interrogazione, il deputato regionale ha evidenziato come gli interventi in corso da parte della Protezione Civile riguardino esclusivamente il tratto urbano del fiume, finanziato con risorse stanziate nel 2017, mentre a monte della SS 115 – proprio in prossimità di diverse aree agricole, già colpite nelle esondazioni dell’Ottobre del 2024, – si sono registrati i danni più gravi. Una situazione che espone il territorio al concreto rischio di nuove dannose esondazioni.
«È paradossale – incalza Cambiano – che si intervenga solo dove il problema è più visibile, lasciando scoperti i tratti del letto del fiume che rappresentano una concreta fonte di rischio. Senza una messa in sicurezza complessiva del corso d’acqua, continueremo a rincorrere le emergenze».
Con l’interrogazione, Cambiano ha chiesto al governo della Regione se siano state avviate verifiche tecniche sulla reale compromissione della sezione idraulica del Salso, quali risorse si intendano destinare agli interventi non coperti dai vecchi finanziamenti e quali siano i tempi per l’avvio delle opere necessarie alla messa in sicurezza dell’intero corso d’acqua. Ma soprattutto ha sollecitato la predisposizione di un piano organico e permanente di manutenzione e monitoraggio.
La percezione del pericolo diventa più forte guardando alla frana di Niscemi, ennesimo simbolo della fragilità diffusa della Sicilia. «Quella frana – afferma Cambiano – non è un caso isolato, ma il volto di una regione in cui quasi tutti i comuni hanno almeno una porzione del proprio territorio a rischio idrogeologico. Eppure si continua a fare troppo poco per prevenire. Alla popolazione coinvolta devono andare tutto il sostegno possibile e tutti gli sforzi della politica».
«La prevenzione non può essere episodica né affidata all’emergenza – conclude il deputato –. Serve una visione strutturale, continua, responsabile. Quanto accaduto in questi giorni dimostra che il tema è di grandissima attualità e non può più essere rinviato».
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