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Dai riflettori internazionali ai cani fuori dall’ingresso: la svolta che fa discutere

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Solo poche settimane fa erano diventati il simbolo di un gesto di sensibilità verso gli animali. Oggi, davanti allo stesso supermercato, la situazione appare decisamente diversa.

LICATA – C’è una storia che, a distanza di poche settimane, sembra aver cambiato completamente copione.

Le immagini di alcuni cani randagi che, durante le giornate di caldo torrido, avevano trovato rifugio nell’area d’ingresso climatizzata di un supermercato di Licata avevano fatto il giro del web. I cani si erano sistemati tranquillamente sul tappeto, proprio a ridosso delle porte automatiche, cercando sollievo dall’asfalto rovente e dalle temperature elevate. La vicenda aveva suscitato una grande ondata di solidarietà online.

Molti clienti e utenti dei social avevano elogiato l’atteggiamento del personale, che aveva consentito agli animali di rimanere al fresco. Alcuni clienti si erano persino preoccupati di lasciare loro acqua e cibo.

Una scena che aveva trasformato quello che normalmente sarebbe stato un semplice ingresso di un supermercato in un piccolo rifugio improvvisato per animali in difficoltà.

E adesso qualcosa sembra essere cambiato

Le nuove immagini scattate davanti al punto vendita mostrano una situazione differente.

All’esterno dell’ingresso è presente personale di sicurezza, mentre sulle porte sono comparsi anche specifici pulsanti per l’apertura, con relativa segnaletica.

 

Una soluzione che, osservata insieme alla presenza della sicurezza e alla situazione attuale dei cani all’esterno, lascia pensare a una precisa volontà di limitare l’accesso degli animali all’area climatizzata dell’ingresso.

È importante sottolineare che non risulta, almeno dalle informazioni pubblicamente disponibili, una comunicazione ufficiale del supermercato che spieghi le motivazioni di questa scelta. Per questo sarebbe scorretto attribuire con certezza alla direzione una determinata decisione senza una sua dichiarazione.

Ma la domanda rimane.

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Che cosa è cambiato rispetto a poche settimane fa?

Dal plauso internazionale alle perplessità

Il contrasto è particolarmente evidente perché la storia precedente aveva avuto una notevole eco mediatica.

La vicenda dei cani accolti in un punto vendita siciliano non è rimasta confinata ai social: in passato episodi analoghi di accoglienza dei randagi in strutture commerciali siciliane avevano ottenuto una vasta attenzione internazionale. Nel 2018, per esempio, l’apertura ai cani randagi di un punto vendita IKEA di Catania fu raccontata anche dal The Straits Times, oltre che da numerose altre testate internazionali.

Proprio per questo, l’immagine attuale rischia di generare una sensazione di forte contraddizione.

Da una parte una storia che aveva raccolto commenti positivi, solidarietà e apprezzamenti per l’atteggiamento umano nei confronti degli animali; dall’altra, oggi, cani che sembrano essere nuovamente costretti a rimanere all’esterno, mentre l’accesso all’ingresso appare maggiormente controllato.

Una scelta comprensibile o discutibile?

È evidente che un supermercato deve tenere conto di questioni di sicurezza, igiene, gestione degli accessi e tutela dei clienti. Non si può pretendere che un’attività commerciale diventi automaticamente un canile.

Ma proprio per questo sarebbe forse auspicabile che, anziché limitarsi ad allontanare gli animali dall’ingresso, si cercasse una soluzione alternativa.

Perché il problema non è scomparso.

I cani che qualche settimana fa cercavano semplicemente un posto fresco dove ripararsi sono ancora lì. E le temperature elevate, soprattutto nelle giornate più calde, rappresentano un problema concreto per gli animali che vivono per strada.

La stessa vicenda di Licata aveva infatti riacceso il dibattito sul randagismo e sulla necessità di interventi strutturali, come sterilizzazioni, identificazione e gestione dei cosiddetti cani di quartiere.

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Non è una questione di porte aperte o porte chiuse

Il punto, probabilmente, non dovrebbe essere semplicemente stabilire se i cani debbano entrare o meno in un supermercato.

Il punto è chiedersi che cosa succede a quegli animali una volta che vengono mandati fuori.

Se una soluzione non è più possibile per ragioni di sicurezza o igiene, sarebbe auspicabile che parallelamente venisse individuata un’alternativa: acqua, una zona ombreggiata, un’area protetta o, soprattutto, il coinvolgimento delle istituzioni e delle associazioni che si occupano di randagismo.

Perché la sensibilità mostrata qualche settimana fa aveva ricevuto applausi proprio perché rappresentava qualcosa di più di una semplice porta lasciata aperta.

Oggi quella stessa porta sembra invece essere diventata il simbolo di una scelta che sta facendo discutere.

E forse la domanda più importante non è «Perché non fate più entrare i cani?».

È un’altra:

Se fuori fa ancora troppo caldo, dove dovrebbero andare?

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