Un articolo del 4 Febbraio 2007 mostra come dopo 20 anni nulla è cambiato
Licata, vent’anni dopo. Cambiano i sindaci, cambiano i governi regionali, cambiano i colori politici. Ma i problemi restano. Identici. Cristallizzati nel tempo come una fotografia ingiallita. Abbiamo recuperato un vecchio articolo pubblicato dal quotidiano La Sicilia e, a rileggerlo oggi, viene da chiedersi: ma di quale anno stiamo parlando? Del 2007 o del 2026?
Perché le parole sono le stesse. Le promesse sono le stesse. Le emergenze sono le stesse.
Acqua: il diritto che a Licata diventa un lusso
Nel 2007 si parlava di turnazioni, disservizi, reti colabrodo, perdite idriche e cittadini esasperati. Oggi? Uguale. L’acqua continua a mancare in interi quartieri, le famiglie sono costrette a organizzarsi con cisterne e autobotti, mentre la politica si rimpalla responsabilità tra Comune, Regione e gestori del servizio.
Vent’anni di emergenza non sono più un’emergenza. Sono un fallimento strutturale.
La rete idrica è vecchia, le dispersioni sono altissime, gli interventi annunciati restano spesso sulla carta. E nel frattempo i cittadini pagano bollette salate per un servizio intermittente. È questa la normalità che la politica licatese e siciliana intende consegnare alle prossime generazioni?
Erosione costiera: la città che arretra
Anche sull’erosione costiera sembra di leggere un copione già visto. Le mareggiate avanzano, la costa arretra, le spiagge si assottigliano. Alla Playa, il mare continua a mangiarsi metri di litorale ed anche le case dei cittadini.
Si parla da decenni di barriere frangiflutti, di progetti di ripascimento, di finanziamenti regionali ed europei. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: la costa arretra più velocemente della burocrazia ed il mare continua ad avanzare inesorabilmente.
La responsabilità non è solo comunale. È regionale. È politica. Perché il dissesto idrogeologico e l’erosione costiera non sono fenomeni nuovi, né imprevedibili. Sono studiati, documentati, denunciati da anni. Eppure si interviene sempre dopo, mai prima.
La politica delle inaugurazioni, non delle soluzioni
In questi vent’anni abbiamo assistito a conferenze stampa, sopralluoghi, passerelle istituzionali, annunci trionfali di fondi stanziati. Ma la domanda resta semplice e brutale: cosa è cambiato davvero?
L’acqua continua a mancare. Il mare continua ad avanzare.
Evidente è che in Sicilia si amministri l’emergenza, senza mai risolverla. Che si lavori per tamponare, non per programmare. Che si punti più al consenso immediato che alla pianificazione di lungo periodo.
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E allora l’articolo recuperato daLa Sicilia non è solo un documento d’archivio. È uno specchio impietoso.
Vent’anni dopo, chi risponde?
Alla politica licatese e siciliana va rivolta una domanda chiara: quante altre legislature devono passare perché l’acqua diventi un servizio stabile e la costa venga davvero protetta?
Perché se dopo vent’anni leggiamo le stesse identiche parole, significa che qualcosa – o qualcuno – ha fallito. E non si può continuare a dare la colpa al passato quando il passato è diventato presente.
Licata non può restare ostaggio dell’inerzia.
Non può accettare che l’emergenza diventi sistema.
Non può continuare a sopravvivere mentre altrove si programma.
Vent’anni sono un tempo sufficiente per cambiare una città.
O per dimostrare di non esserne stati capaci.