A Licata l’acqua continua a essere un miraggio. Nonostante gli annunci trionfali di solo pochi giorni che parlavano di un incremento di 40 litri al secondo, la realtà è ben diversa: i turni di erogazione vengono costantemente rinviati, lasciando interi quartieri senz’acqua per giorni e giorni.
La vicenda sta assumendo contorni sempre più paradossali. Da un lato, infatti, si continua a parlare di investimenti, di miglioramenti e di potenziamento della rete, dall’altro i cittadini devono fare i conti con un disagio quotidiano che mette in ginocchio famiglie, attività commerciali e persino strutture ricettive.
I licatesi non ne possono più di promesse puntualmente disattese. La gestione dell’acqua, bene primario e diritto fondamentale, appare allo sbando: rinvii su rinvii, comunicati contraddittori, rassicurazioni mai seguite da fatti concreti. E nel frattempo chi può si arrangia con autobotti private – a costi sempre più proibitivi – mentre gli altri restano ostaggi di un sistema che non funziona.
La questione idrica a Licata non è un’emergenza dell’ultimo momento: è una ferita cronica che dura da anni e che nessuno sembra voler curare. Oggi più che mai, però, la misura è colma. Le istituzioni locali non possono limitarsi a “prendere atto” della situazione: servono interventi immediati, trasparenti e verificabili, altrimenti il rischio è che la popolazione perda definitivamente fiducia non solo in Aica, ma nell’intero sistema politico-amministrativo che dovrebbe vigilare e garantire.
Per Licata l’acqua è diventata una questione di dignità. Continuare a rinviare i turni significa infliggere un danno enorme a una comunità che chiede soltanto ciò che le spetta di diritto: poter aprire un rubinetto e vedere scorrere l’acqua. Nulla di più, ma neppure nulla di meno.