Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta di un cittadino alla città
A Licata il primo impatto per chi arriva non è il mare, non è la storia, non è la bellezza del territorio. È il degrado.
Le immagini parlano da sole: una pensilina dell’autobus arrugginita, crepata, pericolante. Strutture metalliche corrose dal tempo e dalla totale assenza di manutenzione, con giunture visibilmente compromesse. Vernici scrostate, coperture danneggiate, ferri esposti. Non serve essere tecnici per capire che siamo ben oltre il limite della decenza, e forse anche della sicurezza.
Eppure è proprio qui che arrivano i turisti.
Pullman pieni di visitatori si fermano davanti a una “stazione” che non ha nulla di accogliente. Nessuna dignità urbana, nessun senso di cura del territorio. Persone costrette ad aspettare sotto pensiline che sembrano abbandonate da anni, mentre intorno si stagliano edifici trascurati e spazi pubblici lasciati al degrado. È questa l’immagine che Licata offre a chi la scopre per la prima volta.
La domanda è inevitabile: com’è possibile?
Com’è possibile che un punto così strategico, una vera e propria porta d’ingresso alla città, versi in queste condizioni? Com’è possibile che nessuno intervenga, che nessuno ritenga urgente mettere in sicurezza e riqualificare un’area che rappresenta il primo biglietto da visita per centinaia di persone ogni giorno?
Non si tratta solo di estetica. Qui c’è un problema serio di sicurezza pubblica. Le crepe nelle strutture metalliche, la ruggine avanzata, i materiali deteriorati sono segnali evidenti di una manutenzione inesistente. Basta poco per immaginare cosa potrebbe accadere in caso di cedimento.
E poi c’è il danno d’immagine. In un territorio che vive (o dovrebbe vivere) anche di turismo, accogliere i visitatori in questo modo è un autogol clamoroso. Si investe in promozione, si parla di rilancio, ma si dimentica l’essenziale: la cura degli spazi pubblici.
Non è solo incuria. È una responsabilità
Perché il degrado, quando è così evidente e prolungato nel tempo, non è mai casuale. È il risultato di scelte, o peggio, di non-scelte. È l’assenza di programmazione, di controlli, di interventi. È l’abitudine a tollerare ciò che non dovrebbe essere tollerato.
E allora la questione diventa politica, amministrativa, culturale
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Chi deve intervenire? Quando? Con quali tempi? Perché se è vero che Licata ha enormi potenzialità, è altrettanto vero che non può permettersi di presentarsi così. Non nel 2026. Non con un turismo sempre più attento, sempre più esigente.
Il rischio è che quelle persone che scendono dal bus, guardano intorno e si fanno un’idea. E quell’idea, purtroppo, parte da qui: da una pensilina arrugginita che cade a pezzi.
E spesso, la prima impressione è quella che resta.