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Caro Signor Sindaco, Angelo Balsamo,
scrivo queste parole non per attaccarla, ma per invitarla a riflettere. E con lei, spero, tutti i cittadini che leggeranno questo messaggio.
La vita è il bene più prezioso che ci sia stato concesso. E per vita intendo ogni sua forma: l’uomo, la donna, gli animali, la natura. Tutto è profondamente collegato, tutto convive sullo stesso territorio. Ignorare una parte significa compromettere l’equilibrio dell’intero sistema in cui viviamo.
Ogni giorno, nel nostro paese, ci sono animali costretti a vivere nell’abbandono, nella fame e nella paura. Cani e gatti randagi che non hanno scelto quella condizione, che non hanno colpe, e che chiedono soltanto di sopravvivere. Li vediamo, li incrociamo per strada, e troppo spesso distogliamo lo sguardo, come se non fosse anche una nostra responsabilità.
Quello che racconto oggi è solo un esempio di una situazione generale, diffusa e costante, che va avanti da anni sotto gli occhi di tutti.
Oggi, venerdì 6 febbraio 2026, in via Guglielmo Marconi, precisamente sulla montagna, due cuccioli di cane sono stati “salvati” dai vigili del fuoco dopo essere rimasti per giorni intrappolati nel ferro, piangendo disperatamente. Ho assistito personalmente a tutta la scena e desidero sottolineare che non ho alcun problema visivo: ciò che descrivo è accaduto realmente.
I cuccioli sono stati liberati dalla trappola, ma subito dopo lasciati lì, sul posto, soli, impauriti, senza alcuna tutela. Sarebbe bastato poco: prenderli, avere un po’ di pazienza, scattare qualche foto, attivare una rete di aiuto. Forse, così facendo, quei cuccioli avrebbero avuto una possibilità concreta di trovare una sistemazione e una vita diversa.
Parlo con cognizione di causa. In più occasioni, nel corso degli anni, ho aiutato e salvato cani trovati per strada. Da tre anni e mezzo, infatti, la mia cagnolina vive con me: anche lei un tempo era una randagia, oggi è parte della mia famiglia.
Se avessi avuto la possibilità di salvare anche solo uno dei cuccioli di oggi, l’avrei fatto senza esitazione. E non mi tiro indietro nemmeno adesso. Qualora fosse necessario un aiuto concreto, pratico, reale, io sarò la prima persona a mettersi a disposizione. Perché credo che il cambiamento non passi solo dalle parole, ma dall’impegno diretto di chi vive questo territorio ogni giorno.
Un paese si misura anche da come tratta chi non ha voce. E oggi i randagi rappresentano una ferita aperta, visibile, che non può più essere ignorata. Non si tratta soltanto di compassione, ma di civiltà, di sicurezza, di responsabilità e di rispetto per la vita in tutte le sue forme.
Serve una scelta concreta. Serve un impegno reale. Serve un canile.
Non solo un luogo di ricovero, ma un simbolo di cura, educazione e responsabilità collettiva. Un segnale chiaro che dica che questo paese non gira la testa dall’altra parte.
Signor Sindaco, questo non è un attacco.
È un appello.
È una richiesta di coscienza.
E la voce di chi ha visto, di chi non ha chiuso gli occhi, e di chi parla anche per tutti quegli animali che non possono farlo.
È una sveglia.
Perché aiutare gli animali randagi significa aiutare anche noi stessi.
Significa scegliere che tipo di comunità vogliamo essere.
E il tempo di scegliere è adesso.
Martina Cosentino
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