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Curiosità

È morto Hulk Hogan, addio al più grande wrestler di tutti i tempi

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Addio a Hulk Hogan, leggenda del wrestling mondiale: si spegne l’icona dell’era dorata della WWE

 

Clearwater, Florida – Il mondo del wrestling e dello spettacolo piange oggi la scomparsa di Hulk Hogan, al secolo Terry Gene Bollea, morto all’età di 71 anni, nella sua casa in Florida. Con lui se ne va non solo un campione, ma un simbolo culturale degli anni ’80 e ’90, una vera e propria icona pop la cui fama ha travalicato i confini del ring.

 

Nato ad Augusta, in Georgia, e cresciuto a Tampa, Hogan fu scoperto a fine anni ’70 mentre si esibiva in piccole federazioni locali. Ma fu l’incontro con Vince McMahon a cambiare la sua vita: a partire dal 1984 divenne il volto della World Wrestling Federation (WWF), oggi WWE, incarnando l’eroe americano, muscoloso e carismatico, sempre pronto a difendere “la verità, la giustizia e il modo di vivere americano”.

 

“Whatcha gonna do, brother?!”

 

Il suo marchio di fabbrica era inconfondibile: bandana gialla, baffi biondi a manubrio, una voce roca e potente, e il celebre grido di battaglia “Whatcha gonna do when Hulkamania runs wild on you?!”. Un personaggio larger than life che riusciva a trascinare folle di bambini, adolescenti e adulti in ogni angolo del mondo.

WrestleMania III, nel 1987, resterà per sempre nella memoria collettiva. Davanti a oltre 93.000 spettatori al Pontiac Silverdome, Hogan sollevò e schiantò al suolo l’imponente André the Giant in uno dei momenti più iconici della storia del wrestling. “In quel momento, Hogan è diventato leggenda”, ricordava spesso lo stesso McMahon.

 

Successi, cadute e rinascite

 

Durante la sua lunga carriera, Hogan ha vinto numerosi titoli mondiali, recitato in film e serie TV, inciso canzoni e prestato il suo volto a innumerevoli campagne pubblicitarie. Ma non sono mancati gli scandali: accuse, controversie legali, problemi familiari e momenti bui lo hanno spesso riportato sotto i riflettori in maniera meno gloriosa.

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Tuttavia, Hulk Hogan è sempre tornato. Come nel 2002, quando rientrò in WWE a sorpresa dopo anni di assenza e fu accolto da una standing ovation senza precedenti, culminata in un nuovo regno da campione, a oltre 48 anni.

 

Un’eredità indelebile

 

Più che un wrestler, Hulk Hogan è stato un fenomeno culturale, protagonista di una generazione. I bambini lo imitavano, gli adulti lo ammiravano, gli avversari lo rispettavano. In molti ricordano le sue battaglie contro Macho Man Randy Savage, Ultimate Warrior, Ric Flair, The Rock. E la sua celebre “Hulking up”, il momento in cui si rialzava indomito, incassava colpi e tornava più forte di prima, è diventata metafora di resilienza per milioni di fan.

 

È stato introdotto nella WWE Hall of Fame per ben due volte: nel 2005 come singolo e nel 2020 come membro della nWo (New World Order), la stable rivoluzionaria che fondò nel 1996, reinventandosi come villain e segnando un’altra epoca d’oro.

 

Hulk Hogan non era solo un wrestler. Era un mito. E i miti, si sa, non muoiono mai.

 

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